Dicono che i proverbi, i modi di dire, soprattutto quelli di una volta, non si sbagliano mai. La voce dei saggi riecheggia nel tempo, tramutando un “per sentito dire” in una verità quasi certa, datata e indiscussa.
Se per molti modi di dire sono d’accordo, non lo sono per questo: il frutto non cade mai lontano all’albero. Si, perché secondo questo detto, il carattere, l’atteggiamento, il temperamento di una persona, non si distanzia tanto dai propri genitori.

Vero! Chi di noi non ha delle particolarità, delle attitudini o modi di fare che ricordano i propri cari? Ma questo non vieta il fatto che ad un certo punto della propria vita SI CRESCE… si, proprio così.
Si cresce, le strade si dividono e i pensieri diventano autonomi. Maturano ideologie proprie, sviscerate dal proprio vissuto… si delineano nuove tendenze e più adattabili comportamenti. E a volte mi verrebbe da dire “per fortuna”.
È il caso di questa storia. Una storia in cui padre e figlio/a si scontrano parlando di immigrazione e di tutto il contorno.
Non entro nel merito della politica, non voglio farlo e non mi interessa. Voglio solo dire che grazie al cielo, il frutto a volte può cadere lontano dall’albero…

E così prende forma la tolleranza, si rigenera quel senso di solidarietà che troppo spesso oggi viene tralasciato, con infima indifferenza, si dà colore al mondo e torna ad esserci più umanità. Un piccolo spiraglio in questo senso civico che è diverso dall’essere razzisti!
A voi che vorreste bloccare i mari, chiudere le frontiere, tenere il “nemico” alla larga… pensate ai vostri figli. Non trasmettete questi messaggi… lasciate che loro siano migliori di voi, lasciate che loro siano il frutto che cade lontano dall’albero e che da vita rigenera altra vita. Perché i pensieri positivi, freschi e umanitari vanno preservati.
Oggi, purtroppo sono preda dell’estinzione!
