Quando l’Amore diventa esso stesso opera d’Arte!

L’amore, si sa, è sempre stato al centro di tutte le diverse forme di opere d’arte, dalla musica alla poesia, dalla letteratura al cinema, dalla fotografia alla pittura, dalla scultura alla danza. Esso stesso si serve dell’arte talvolta per raccontarsi nelle sue molteplici forme e sfumature, che siano esse più o meno astratte, surreali, evanescenti.

Ma c’è una forma d’arte molto particolare, dove rappresentare l’amore talvolta diventa complicato, dove anche solo parlarne diventa sacrificante, massacrante per l’anima. Questa forma d’arte è la PERFORMANCE ART.

Sono sempre stata scettica a forme d’arte che non siano tipicamente “classiche”, che non creino quell’effetto empatico di Stendhal, che avviene ad esempio al cospetto di un dipinto, di un film inteso come opera d’arte, di una sinfonia.

Ma quando ho iniziato a guardare qualcosa delle performance di Marina Abramovic, mi sono accorta che limitare la mia idea di arte, mi precludeva un universo sensoriale infinito che fino ad allora sconoscevo. Oggi ho letto la notizia della scomparsa di Ulay, e non ho potuto desistere dal parlarne, dal ricordare questa performance che mi aveva emozionata parecchio e che ancora oggi è una forma di storytelling pazzesca.

Sto parlando della performance Art del Moma a New York del 2010: https://www.youtube.com/watch?v=OS0Tg0IjCp4

La performance consisteva nel condividere con l’artista Marina Abramovic, un minuto di silenzio, seduti su una sedia di fronte alla sua. Il silenzio governava l’attesa intanto che il corpo sprigionava sensazioni in repentini e impercettibili movimenti.

La performance durò così, impassibile, perfettamente statica per diversi giorni, lunghe settimane fino a quando al suo cospetto arriva Ulay, l’amore di Marina Abramovic, suo collaboratore con cui la donna ha avuto un legame profondo e a cui ha detto addio attraverso un’altra profonda performance Art: https://www.youtube.com/watch?v=zaso0j9x098&list=RDzaso0j9x098&start_radio=1&t=1169

In quel momento qualcosa si è infranto. Il patto di una performance quasi perfetta ha ceduto il posto all’Amore, a un sentimento così viscerale da non poterlo mascherare nel silenzio di un dolore.

I due si guardano intensamente, respirano, piangono, mostrano la sofferenza di un amore finito, ma di un sentimento che ancora esiste e pervade i loro corpi. Si cercano, si sfiorano le mani, con una dolcezza disarmante.

Ecco che l’Arte cede il posto all’Amore, che diventa esso stesso Opera d’Arte, la più nobile che ci sia! Guardatelo, fa bene al cuore!

Ciao Ulay!

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