L’esperienza estetica come epifania dell’umano

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai - S. Agostino

E’ stato scritto che la bellezza salverà il mondo. Ma quale bellezza salverà il mondo? Che bisogno ha l’uomo della bellezza?

Così, in balìa di pensieri su cosa è oggi bellezza, su cosa non lo è, e su cosa ci sta di mezzo, vi consiglio la lettura dell’opera di Luigi Pareyson: “L’esperienza estetica come epifania dell’umano. Un testo filosofico che riflette sulla bellezza di oggi, sul nostro modo di percepirla e di servircene per avvicinarci alla verità assoluta, fino alla rivelazione di noi stessi.

Per essere compresa, la bellezza richiede un’educazione dell’intelligenza e del cuore. L’arte interpella l’uomo, lo provoca, lo scuote, lo interroga, lo confonde.

L’arte disorienta la coscienza umana per rigenerarne verità pura!

La bellezza impaurisce, spaventa perché è una cosa vera, autentica in mezzo a un mare di copie, di falsi da idolatrare. La bellezza, così come l’arte, portatrice di bellezza, richiede uno sforzo di fedeltà e di fede! Puoi non conoscere il senso più profondo di un’opera d’arte, puoi non conoscere l’autore, lo stile o l’epoca, ma ne riconosci l’autenticità, ne riconosci la bellezza.

Perché la bellezza trapela e la tua fede ti porta a riconoscerla!

E’ un incontro, un’esperienza data da quell’incontro tra Te e l’Assoluto e in quell’istante, in quello sguardo, è racchiuso l’inizio di un legame, di un intenso legame di fiducia e d’amore.

Perché la bellezza è un rapporto d’amore, l’arte è amore.

Solo autenticità, non c’è spazio per le riproduzioni. E’ uno scambio, un dare e avere, un duplice modo di tendersi alla vita, alle cose, un duplice sguardo sulle cose, ma con un’unica proiezione! Potremmo dire quindi che molto dipende dall’osservazione, dalla sensibile differenza che intercorre tra il guardare e il vedere.

La verità non va ricercata, è già data! Così come la bellezza, così come l’arte.

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