La fragilità dell’uomo e il Meaning Making

Fare l’Università per la III volta e soprattutto a 30 anni ha di sicuro il suo vantaggio e me ne accorgo da subito. Mi approccio agli argomenti trattati con un occhio che da ventenni non si può avere, non si ha perché la finalità ultima della lezione e dello studio è quella dell’esame.

Quando sei adulto, hai superato miliardi di esami, hai imparato a cadere, hai assaporato il senso di fallimento, di frustrazione, di perdita, di impotenza, hai avuto a che fare con il mondo del lavoro e con lo schifo che c’è dietro, ti alleggerisci su molte cose e le prendi così per come sono; le vedi senza struttura, ne sgretoli la forma e lasci l’essenza per te! Solamente per te!

Così mi sono approcciata alla mia nuova esperienza universitaria da trentenne, la III dopo la mia ultima laurea del 2017.

Oggi per la prima volta ho sentito parlare di MEANING MAKING e mi ha intrigato da subito.

Il termine indica la volontà o meglio la nostra esigenza di attribuire senso a delle pure coincidenze, che magari invece non hanno senso. Vuol dire un po’ fare ordine, nel disordine! Vuol dire trovare il perché, la causa-effetto di ogni situazione CASUALE che vogliamo rendere a tutti i costi CAUSALE!

Il COMPLOTTISMO (e chi ne fa parte) potrebbe benissimo rientrare in questa tipologia di pensiero: un meccanismo cognitivo che mi fa credere delle cose, che in realtà non sono, per dare significato ad un fenomeno che in qualche modo giustifichi quel dato evento.

Questo però è un modo riduttivo di osservare la realtà, di renderla intellegibile! Non ci si può appigliare a tutto, a qualsiasi giustificazione per appagare il nostro senso di impotenza rispetto alle cose che ci accadono attorno.

Nel caso dei complottisti del Covid-19, pensare che il virus sia stato frutto di un errore, sia stato elaborato ad hoc da governi o da potenti o sia stato messo in circolazione da un animale… cambia qualcosa? Anzi, la risolve? No!

Ma il complottista intanto deve appunto complottare, dare voce ad una sua idea (che poi non è mai la sua e che molte volte porta fuori strada) solo per andare in qualche maniera controcorrente ed evidenziare il proprio spirito critico rispetto alla notizia di tendenza.

Penso che questo possa farci riflettere… penso che il MEANING MAKING, applicabile davvero tanto alla realtà contemporanea, a quello che stiamo vivendo, sia un ulteriore esempio di quanto invece l’uomo, per sua natura, sia un essere FRAGILE!

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