Coltivatore di sogni

Alcuni giorni fa si è celebrata la Giornata mondiale degli insegnanti e il Sole 24 ore riassume in un vademecum di 10 punti, una sorta di guida per essere l’insegnante perfetto:

1. tenere sempre al centro l’etimologia della parola insegnare: dal latino insignare, ossia “segnare” la mente dello studente, e quindi andare oltre il mero studio. 2. mostrare empatia verso gli alunni e far sentire loro l’entusiasmo per il lavoro svolto 3. essere versatili e pronti a nuovi scenari anche quelli inaspettati 4. costruire un dialogo efficace con i propri discenti 5. costruire un gruppo classe coeso 6. insegnare ad essere empatici 7. coinvolgere gli studenti e creare un clima sereno in aula 8. far emergere le potenzialità degli alunni 9. non accudire e basta gli studenti, ma stimolarli e accompagnarli nel loro percorso di crescita 10. coltivare sogni e trasmetterlo ai più piccoli

Leggendo questi punti ho sognato per un attimo di tornare indietro di 20 anni e trovarmi di nuovo tra i banchi di scuola con un insegnante così, che metta in pratica punto per punto e che mi faccia ritrovare il piacere ancora una volta di studiare.

Oggi purtroppo la realtà non sempre coincide con i sogni.

Essere un coltivatore di sogni è un valore aggiunto: l’insegnante dovrebbe “insignare”, educare la mente del bambino alla creatività, alla ricerca di altri saperi, alla curiosità, tutti elementi che favoriranno non solo un’apertura mentale allo studio ma soprattutto un modo di vivere più cosciente e consapevole.

Ne deriva un approccio scolastico più libero dagli schemi, più emozionale che arricchisce il bambino a livello educativo-scolastico ma soprattutto nella vita!

L’insegnante dovrebbe in primis essere una persona empatica che sa e vuole rapportarsi e confrontarsi con i bambini: trasmettere un sapere  non è mai una cosa unidirezionale, per questo è utile se non indispensabile ascoltarli, lasciarsi guidare nella ricerca del giusto metodo didattico.

Costruire una realtà condivisa, uno spazio di idee e di collaborazione, dove la competizione sia sana e produttiva, mai lesiva.

L’insegnante dovrebbe far emergere le potenzialità perché esse rappresentano il patrimonio di un bambino, che va custodito, protetto e mai alterato. Essere un coltivatore di sogni, oggi dovrebbe essere il punto di partenza di ogni educatore, al di là della mera didattica per costruire nuove coscienze, più vere, più autentiche.

Lascia un commento