“Verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione. Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi…perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!“.

Se dovessi raccontare il mio incontro con i libri e la lettura, lo farei esattamente così, parlando di Dostoevskij. Quando ancora non avevo consapevolezza del potere salvifico della lettura, mi lasciai trasportare per la prima volta dall’intuito, dal titolo accattivante, da quel libro che in quel momento mi stava chiamando! Non ne ero ancora consapevole, ma Le Notti Bianchi furono per me, all’età di 12 anni, il mio I incontro fortuito e d’amore con i libri.
Sfogliare quelle pagine ingiallite, sentirne l’odore di anni trascorsi, assaporarne pian piano l’essenza e sentire quelle parole sempre più mie: un incontro! Così come l’autore bramava quell’incontro nelle sue notti desolate e insonni, che gli suscitavano delle emozioni così reali da lasciarlo vivere senza la paura dell’attesa, allo stesso modo io percepivo quelle pagine: un atto d’amore verso me stessa!
Sono stati anni di sperimentazione su me stessa, in cui ogni libro rappresentava per me un dare e avere, un momento di scambio, una diversa chiave che apriva in me molteplici serrature di una stessa dimora, la mia mente. Grazie a questo incontro, ho sperimentato parallelamente l’amore per la scrittura e il bisogno instancabile di farne esperienza. Ecco perché quando penso ai libri non posso prescindere da Dostoevskij, che per me fu rivelatore della mia vera essenza.
E spesso mi rifugiavo nell’intimità della mia cameretta sognando di vivere un pezzetto delle vite degli altri, come Madame Bovary, di personaggi che come me, vivevano emozioni reali nel loro mondo reale, percepito come tale. E io, leggendo, ero con loro, ero in loro! Anelavo sempre a quell’incontro in ogni nuovo libro e in quelle pagine riuscivo sempre a trovare un pezzetto di me, che mi veniva restituita!

Ecco che in questo senso “i libri ci danno un diletto che va in profondità”, come scrive Petrarca, ecco che i libri arrivano fin dove noi non possiamo arrivare. Disvelano quell’anima fitta e impenetrabile dell’umano che solo le parole hanno il potere di riflettere.
Un passo di un libro, un autore, una citazione non passa! Ti marchia, come un segno sulla pelle, come un tatuaggio, come una cicatrice. Puoi dimenticarne il contenuto, la trama, il nome dei personaggi, ma se ti è entrato dentro un libro, se ne hai fatto esperienza, ti rimane, ti forma e fa parte di te anche negli anni successivi. Questo è il potere salvifico della lettura!
Così ogni cosa acquista senso, modificando il nostro punto di vista, arricchendolo di molteplici, nuovi punti di vista, così anche la “malinconia diventa la gioia di essere tristi”, come la intendeva Hugo, perché ogni libro indirettamente ci trasforma dentro, cambia il modo di vedere le cose attorno a noi e libera la nostra mente.
La lettura ci rende liberi!
