Il Natale è come la salute, ti accorgi che ti manca quando non c’è.
Leggendo un articolo del Corriere della Sera è questa la frase che subito mi è balenata agli occhi. Quanta verità dietro queste parole! Il Natale oltre che avere un significato religioso, infatti, è soprattutto una festa popolare, di comunità che senza vincoli dottrinali e di fede, è sempre riuscito ad entrare nelle case e nei cuori di tutti. Una festa che esiste ancora prima che sia giunta, come un eco si propaga nell’aria con un effetto di ritorno immediato.
Questo sarebbe stato il periodo per eccellenza dei mercatini di Natale, delle lunghe passeggiate pomeridiane tra bancarelle alla ricerca dei pensierini da mettere sotto l’albero per amici e parenti, della carrellata di negozi da visionare per l’ultimo cappotto alla moda o semplicemente per rifarsi gli occhi; sarebbe stato il periodo delle serate plaid e cioccolata calda davanti un film, delle nottate con gli amici a giocare a carte, delle tombolate la domenica sera, dei giochi da tavola tra risate e abbracci con nipoti e figli.

Che sapore avrà questo Natale se con il Covid la vicinanza è una minaccia, la riunione familiare un tabù, la distanza un obbligo, la solitudine un dovere, la compagnia un miraggio?
Le città sono semi-deserte, i paesi ancora peggio, cinema e teatri dimenticati, ristoranti e bar vuoti, luoghi di consumo sempre meno affollati. Le strade non schiamazzano, non rintoccano le campane né in lontananza si vedono le prime luci di Natale, le insegne spente e i banconi vuoti; cancellate le liste dei regali da acquistare, le idee delle pietanze da preparare, bianca l’agenda piena di serate programmate tra film nelle sale e aperitivi con gli amici. Una normalità che fa spazio ad una nuova opprimente faccia di un’altra normalità.

Chissà se…
Chissà se potremo comunque godere di piccoli riti che riportano in vita in qualche modo lo Spirito del Natale: le montagne di pacchetti sotto l’albero da scartare e far scartare, le tavolate piene di dolci, forse da spedire o forse ancora da riporre nel congelatore; un gioco da tavolo nuovo, per quando sarà possibile giocarci, cioccolatini da conservare nell’attesa che i nipoti tornino a bussare alla tua porta… chissà se anche in questo Non Natale ci si potrà sentire parte di un insieme, anche a distanza, chissà se ci sarà ancora spazio per le frasi d’auguri copiate o per quelle che germogliano nel cuore, chissà… perché sono convinta che per quanti vogliano spacciarsi come dei Grinch, in fondo in fondo, il Natale è la festa di tutti e per tutti, una dimensione di sospensione di incredulità che trattiene l’attesa, l’attesa della scoperta, l’attesa di momenti felici, l’attesa di un sorriso condiviso.

