Non bisogna scrivere per forza, non sempre. Non bisogna farlo se non si ha l’esigenza di raccontare qualcosa. A volte, il silenzio medita per noi e la nostra mente ha bisogno di riposo, di un tempo sospeso per riempirsi di provviste. Il mio Natale è stato per me il momento sospeso, il momento per permettere alla mia mente di evadere, nonostante attorno a me ci fossero persone a me care.
È proprio lì ho trovato il termine di paragone. Come sono stati i miei altri Natali? Rispetto a quelli scorsi, cosa c’è stato di diverso? Io come l’ho vissuto? Il Natale non cambia: stai a casa, con 10 persone o con 5, con amici o parenti, stai fuori, in qualche città che sia tuo oppure no, il Natale non cambia, è sempre lo stesso. Sei tu a viverlo in modo differente!
Sei tu che lo vesti di nuovi e differenti abiti e lo rifletti in un modo nuovo ogni qual volta. Il mio Natale stavolta aveva lo stesso sapore di sempre, ma un retrogusto profondamente diverso.
C’è sempre un qualcosa che ritorna in ogni Natale: regali sotto l’albero, luci e colori, profumi di buon cibo, enfatizzazioni amichevoli, smancerie familiari, sentimentalismi sinceri o troppo forzati, ma tutto, ogni cosa, serve a rendere lo spirito natalizio, così perfettamente in ordine, così concretamente vivo!

Ma non questo Natale, per molti la festa che celebra le assenze, di vuoti incolmabili, di posti a tavola vacanti, di separazioni insensate tra familiari, di distanze e nostalgie. Questo è il Natale della mancanza! Per la prima volta non si fa nemmeno cenno alla borsa che non è arrivata, ai viaggi in programma annullati, al profumo che non ti è stato regalato. Stavolta a mancare sono le cose più semplici, quelle più autentiche: gli affetti!
I legami sono qualcosa di così antico e profondo che nemmeno il Natale vissuto comunque, ma in un modo che non è nostro, ha permesso di confondere! Il Natale… che Natale è senza legami? Senza la possibilità di sfiorarsi, di riempirsi le braccia di calore umano, senza la promessa di un abbraccio, che sia un augurio che ritorna! Non è semplice, forse difficile da sopportare perché al di là del Natale, c’è una dimensione tutta che è rimasta sospesa, come il tempo che ieri ha scandito una festa che di festa non aveva nemmeno il suono della pronuncia, la poesia dei ricordi ad esso connessi.
È stato un Natale inconsueto, dove l’umano si mostra fragile e vulnerabile ai sentimenti, dove si generano ferite e si discostano le consuetudini. Che senso ha vestirsi di rosso, abbigliarsi e farsi belli se il tutto appare solo una finta e breve convivialità del momento che è destinata a spegnersi in poche ore, senza la libertà di poter abbracciare chi vuoi, di stringere ancora per qualche istante i tuoi genitori e dirgli di restare?
Le lancette sembrano il richiamo di Cenerentola e quella velata allegria, cede ben presto il posto a obblighi e libertà violate di un Natale che non merita di esserlo. Rimane solo l’attesa di un ritorno che genera speranza, di una riconciliazione che sana l’assenza, di un NATALE senza la promessa di un abbraccio.
