Un bambino non può saperlo, ma il suo cuore si!

“Guarda, guarda cosa ho qui, nelle mie mani… ehmm, no volevo dire senti, annusa” – “Uhmm, che buon profumo” – faccio io – “Ti piace? Questo è il profumo della mia mamma”

Un racconto breve, quasi invisibile. Non ha fatto in tempo a prendere vita al di fuori dalle sue labbra arrossate, che già era finito.

Eppure, io dentro questa breve, invisibile frase, c’ho sentito la vita!

Un brivido mi ha scosso, penetrandomi dall’interno e subito dopo una carezza: il suo sorriso.

Un bambino è ingenuo, non conosce forse il dolore, ma il suo cuore no! Il suo cuore ha già imparato a vivere, a leggere e comprenderne la realtà, a farne parte con tutte le conseguenze del caso.

Un bambino non sa cosa sia il ricordo di un profumo, può immaginarlo… non riesce a ricordarne le emozioni olfattive che ti rimandano ad un tempo altro. Un bambino non lo sa, ma il suo cuore si!

E’ assurdo, pensavo, ma anche così talmente naturale, pensare alla mancanza, all’assenza di una madre, che nemmeno l’abitudine può portarti via l’idea della mamma. Un bambino di 7 anni, che avrà vissuto con la sua mamma solo per i primi 3, come fa a dire che gli manca? Cosa ricorda di lei? Come fa a parlarne con dolore, a sentirne la mancanza, a percepirne l’assenza?

Eppure, l’amore esiste ancora prima di una corporeità, di una fisicità evanescente. L’amore per una mamma è mutaforme: cambia colore, espressione, sembianza e fisicità, ma esiste senza tempo e senza spazio! Non è un corpo, una carezza, un abbraccio, il suono di una parola, il calore del suo respiro… non è solo quello. E’ un battito, qui e ora, che però non si consuma, ma nel silenzio percuote come una goccia, inesorabilmente l’anima, fino a scavarla del tutto, a svuotarla.

Un bambino non può saperlo, ma il suo cuore si!

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