“Sai? Ieri ho fatto un giro in moto… è stato bellissimo!”, con gli occhi pieni ancora di quella breve ma intensa avventura – il casco però mi stava grande e io lo tiravo sempre sù – sorridendo! “E cosa ti è piaciuto di più di questo giretto in moto? – chiedo io, convinta di sapere già quale fosse la risposta. “Mi è piaciuto… ehmm, mi è piaciuto che da dietro vedevo tutto il cielo!”
Nessuna esitazione, nessuna! Come quando alla domanda: Come ti chiami, rispondi convinta dicendo il tuo nome. Una sicurezza che ostentava quella padronanza che io, ancora dopo 30 anni ricerco tante volte nella vita e che un bambino, così piccolo, così solo al mondo, a volte già possiede!
Non ho saputo aggiungere altro, nulla!
Cosa c’è di più miracoloso di un bambino che è felice e riesce ad esserlo solo guardando il cielo da una moto?

Non è il rombo, non è l’adrenalina della corsa… non è il farsi vedere dagli altri, l’ostentare grandezza e anni in più che non hai… quella breve avventura racconta libertà! Una libertà così pura, così semplice che io ad oggi mi chiedo se davvero noi adulti a volte sappiamo essere felici.
Utilizzo il verbo “sapere”, perché questa breve storia mi insegna che la felicità a volte va colta, va intravista, va vissuta! E bisogna prepararsi a riconoscerla, senza filtri e senza paraocchi!
La felicità c’è: si deve saperla vedere!
Parole che disarmano perché piene fino al midollo di semplice bellezza! Il cielo, solo il cielo! Cos’altro dovrò imparare da un bambino? Grazie piccolo C.
