Il Racconto dell’Ancella

E finalmente torno di nuovo con una recensione, anzi, con un mio pensiero riguardo una serie tv appena vista. Ho finalmente finito la I stagione di The Handmaid’s Tale, meglio conosciuta come Il Racconto dell’Ancella, serie tv che facilmente trovate su Amazon Prime Video. Ma attenzione a non appassionarvi molto, perché la II e III stagione non sarà possibile visionarle sulla piattaforma. Mi sa mi sa che è invece possibile reperirle su Tim Vision. Ancora da scoprire!

Ma andiamo alla serie… cosa ne penso? Beh, ho impiegato un po’ per farmi un’idea e altrettanto per finire la I stagione. A prescindere dagli impegni che non sempre mi permettono di fruire di serie e film, a dispetto di quanto invece vorrei, ho comunque impiegato un bel po’ per completare l’intera stagione, nel senso che molti episodi non riuscivo neppure a finirli in una sola volta. Perché? Beh, forse perché il ritmo della serie è particolarmente lento… si, lento davvero! E la cosa strana, ma anche bizzarra è che questa lentezza non svanisce mai, ma scandisce ripetutamente ogni singolo episodio.

Io odio i film lenti, ma allo stesso modo di Breaking Bad, di cui poi mi sono pazzamente innamorata, mi sono detta: vai avanti, magari c’è altro!

E in effetti quell’altro c’è! Non so dirvi bene cosa mi abbia o non abbia particolarmente coinvolto di questa serie tv, ma c’è qualcosa di inspiegabilmente magnetico che ti lascia incollato allo schermo con la curiosità di andare avanti e scorgere cosa c’è nell’episodio successivo.

TRAMA – Senza spoilerare, sostanzialmente, la storia è quella di una realtà distopica, in cui un gruppo di donne vengono prelevate dalla loro normale vita e calate in un nuovo sistema politico/religioso in cui il loro unico compito è quello di procreare per la famiglia alla quale sono state affidate. Vi è un regime assolutista che organizza in tutto e per tutto la società nella quale sono costrette a riadattarsi, e anche la loro vita. Le donne così sono al centro di questa realtà, perché assumono tristemente il ruolo di fecondatrici grazie ad una fertilità di cui le donne normali, cioè quelle che non sono ancelle, chissà perché ne sono prive.

Le due fazioni di donne così, da una parte le donne benestanti e dall’altra le ancelle, sono ben distinte nei ruoli e allo stesso tempo anche negli abiti così fortemente caratterizzanti: blu per le Mogli, rosso per le Ancelle, ossia le donne fertili, private di ogni diritto civile e sottoposte a una schiavitù sessuale al fine di procreare e ripopolare il paese. Inizia così il calvario di un’ancella, protagonista assoluta, punto di vista e voce narrante della serie, vittima di angherie, continue vessazioni, che non cedono mai il posto alla disperazione, ma ad una sempre più convinta speranza di ritrovare la figlia e riconquistare la propria libertà.

Gli episodi sono impregnati di una drammaticità che molto spesso lascia riflettere, una drammaticità che in realtà, per quanto ci appare lontana da noi e dal nostro mondo, non lo è! Oggi, anche se non in un futuro distopico e senza ancelle, la fecondità, il problema di una fertilità non risolto, madri surrogate e madri in prestito, sono per davvero tematiche attuali dove talvolta la fantasia si mescola alla realtà.

Inoltre se volessi dare una mia impressione anche per quanto riguarda l’aspetto puramente filmico, beh direi che la struttura non è per nulla lasciata al caso: i colori molto rimarcati e affidati ad un rimando altro, ad un rosso come il sangue, rosso come il peccato, rosso come l’incarnazione stessa della fecondità, ad un bianco che contrasta vivacemente con i loro sai, e con un’ambientazione molto spesso dai toni grigi e spenti.

Per non parlare delle citazioni filmiche, la più prevedibile e impattante quando la donna sta per farsi una doccia e viene sovrapposto il suo sguardo spento, la sua pupilla con il chiusino della vasca da bagno, intanto che l’acqua scorreva imperterrita, nell’intento di purificare, gettando via ogni cosa. Un rimando chiaramente allo Psyco di Hitchcock, dove da lì a poco la donna sta per essere uccisa. E se ci pensiamo, per chi ha ben in mente la scena di cui sto parlando, anche ne Il racconto delle ancelle, la donna in questione è come se morisse, uccisa moralmente e psicologicamente per la violenza che su di lei sta per compiersi.

Insomma, una serie che al di là dei se e dei ma, merita senz’altro di essere vista perché è piena di spunti interessanti e di valide riflessioni, che veramente a prescindere dall’ambientazione e dal tempo narrativo in cui è narrata la storia, ha qualcosa di fin troppo attuale.

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