Da dove nascono le storie: l’Arte dello Storytelling

Le storie nascono ovunque e in qualsiasi momento, a dispetto di quanto credevo quando ero piccola. Una volta, una mia carissima conoscente, molto più grande di me, grande scrittrice di poesie e amante dell’arte in tutte le sue forme e della vita, in risposta alla nostra vecchia corrispondenza epistolare mi scrisse: tu scrivi sempre, ovunque e ogni qual volta ne senti il bisogno… appuntati ogni cosa, che tu sia in pizzeria su un tovagliolo, o nel sonno. Traccia ogni tuo pensiero.

E ancora oggi, quando mi dico che devo iniziare a scrivere una storia, che sia una favola per bambini, come ho già fatto in passato o un romanzo serio, ancora da definire, mi pongo sempre la fatidica domanda: da dove inizio? Quale potrebbe essere il mio incipit d’effetto? Quale la perfetta chiusura? E l’ambientazione, i personaggi e la trama? Cosa vorrebbe leggere un lettore? Io cosa vorrei leggere?

Sono domande più che lecite, penso, che qualsiasi lettore e soprattutto scrittore o amante della scrittura, in veste di scrittore, si ponga… per compiacere un pubblico e soddisfare il proprio bisogno di aprirsi al mondo, non è bene forse lanciarsi nella prima, fortuita storia che passeggia per caso nella mente.

Però penso anche che investire all’inizio, così tanto, così subito in qualcosa di formidabile, sia un errore bello e buono. Una volta a lezione di Studi culturali e analisi dell’immaginario e della narrazione transmediale, parlando di come si costruisce una storia e da cosa nasce l’arte dello storytelling, la professoressa esordì con una cosa così vera, quanto più banale che ancora oggi ne faccio tesoro: ogni storia è un pezzo di storia ripresa da qualche altra parte. Non esiste una storia originale e mai vista o sentita, mai vissuta e mai raccontata. Ogni storia è originale perché è frutto di un adattamento di altre storie, reali o di fantasia, ma già esistenti, già raccontate…

Questa affermazione, penso, che in quel momento mi abbia davvero scioccato: che ingenua che sono! E io che pensavo che dietro Dostoevsky, Proust, Kafka, Pirandello, Calvino, Joyce, Dickens e chi più ne ha più ne metta, ci fosse un non so che di geniale. E probabilmente c’è quel qualcosa di geniale nella loro scrittura, nel modo di interpretare il mondo e tramutarlo in pagine di significato, nel loro protendersi al mondo e così vicini all’animo della gente, da poterne sfiorare l’essenza. Eppure l’estro creativo, da solo non basta!

L’impronta del genio deve attingere a qualcosa di concretamente e così visceralmente esperienziale per divenire vero! Un qualcosa ti arriva in maniera forte e diretta quando in quel qualcosa, in modo inequivocabile ci sei anche tu, dentro quelle parole, fino in fondo alla storia, in quel vissuto che si intreccia al tuo, nella melodia di una canzone, nella traccia di una pennellata… e non c’è nulla di più originale di una storia, che assomiglia un po’ alla tua, o a quella di chissà chi, scritta da una persona in capo al mondo, che non ti conosce, ma che sa che esisti, da qualche parte.

E’ così che nasce l’intertesto, quel ponte immaginario che collega autore e lettore, in una sincronia simultanea: lontani, ma connessi; una storia nuova, ma anche una storia profondamente già vissuta!

Forse è lì che si concretizza l’arte dello storytelling, nel saper cogliere questo frammento di realtà e traslarlo in altre, molteplici storie, già dette, già vissute, ma mai con lo stesso significato.

Lascia un commento