Siamo in un momento in cui pare che la svolta sia vicina. Non si tratta di un’apertura totale e una libertà assoluta, ma di un ritorno ad una pseudo normalità che da tempo purtroppo siamo stati costretti a rimandare. Cene con amici e parenti, viaggi, riunioni in piazza, in casa o nei bar, matrimoni con buffet e pienone di invitati, feste di compleanno e lauree, battesimi e cresime, baci e abbracci, tavole imbandite e feste di quartiere e paese… beh, tutto questo ad oggi ci appare soltanto un lontano ricordo!
Ma dalle notizie che arrivano dal governo, pare che i prossimi dpcm si muoveranno per allentare la stretta e permetterci di vivere un ritorno a una semi-normalità. Ma arrivati a questo punto, abituati ad essere isolati, è davvero così facile tornare alla vita sociale di prima? Se la risposta che vi state sussurrando potrebbe essere negativa, allora potreste soffrire della cosiddetta “Sindrome della caverna o capanna”.

La libertà genera ansia?
Se molti aspettano questo momento di “libera tutti” con ansia, allo stesso modo, per quanto potremmo essere impensabile, ci sono anche persone che in qualche modo, pur essendo felici di ritornare alla solita vita, avvertono comunque un disturbo, quasi un’ansia.
Il passaggio dal distanziamento sociale a una vita di relazioni non è infatti per tutti così automatico come si potrebbe pensare. Non è come accendere un interruttore, non è tutto bianco o nero, ma in gioco molto spesso ci sono le emozioni, gli stati d’animo, uno stato di comfort e agiatezza che molti di noi hanno raggiunto, nella sicurezza delle proprie abitazioni e nella fiducia assoluta di pochi rapporti sociali e appunto di fiducia. Ma sappiamo anche che questa zona di comfort non è quella che fa bene a ciascun essere umano, animale sociale per eccellenza, che ha quindi bisogno di relazionarsi con gli altri. Vivere in questa sorta di bolla non è dunque la soluzione.
Dalla sindrome della caverna fino a quella dell’hikikomori
La paura del contagio, la perdita della propria condizione di “protezione” nello stato di isolamento nel quale siamo stati costretti a sottostare, potrebbe così portare a molti a isolarsi ancora di più, una volta finita la pandemia e portare nei casi più estremi alla sindrome dell’hikikomori, cioè di persone che preferiscono l’autoisolamento nelle proprie case o addirittura, nel caso di giovani, nelle proprie stanze, accontentandosi di vivere rapporti solo virtuali. Ma come liberarsene? E’ possibile?

Liberarsene è possibile: darsi del tempo
Come in tutte le cose il passaggio da uno stato all’altro della propria vita, per chi ha avverte soprattutto uno stato d’ansia, dovrebbe essere graduale: darsi del tempo è quindi la soluzione migliore per uscire da questo stato di apparente serenità e comfort per riprendere la propria vita, anche sociale, in mano e ritrovare la libertà di sé stessi e di relazionarsi con gli altri.
Dopo un così lungo e innaturale periodo di distanze obbligate, del resto, può anche essere normale avere timore, ma la sindrome della caverna dobbiamo riconoscere, che non è una condizione che ci fa bene, a lungo andare. Bisogna dunque uscire dal proprio guscio e pian piano riprendere le nostre vite in mano, provando a gestire l’ansia senza ingigantirla:
noi non siamo fatti per stare soli!
