Spesso mi chiedo perché quando viviamo un’esperienza che in qualche modo ci ha segnato, siamo propensi a condividere quel racconto, anche solo parlandone. Il fatto stesso di esplicarla, farla fuoriuscire dal tuo interno, molto spesso, inconsapevolmente ti conferisce una leggerezza che in qualche modo dimezza il peso di quel fardello (se l’esperienza apporta in te emozioni negative).
Mi chiedo allora… Perché risulta essenziale condivider queste esperienze?
La condivisione di un’esperienza dà forza alla nostra resilienza, alla volontà di essere resilienti. La condivisione supporta i nostri fattori di protezione ed è in quel momento che siamo meno soli, che ci sentiamo meno soli, parte di un qualcosa. La resilienza può essere esercitata. Il superare determinate esperienze è possibile ma è necessario uno scambio di esperienze, un dare e avere che in parte dimezza il fardello che spesso teniamo tutto per noi.

Quando invoglio qualcuno a parlare, a “sfogarsi”, a volte la frase che ritorna è: a che serve? Non mi fa stare meglio parlarne… ma ne siamo proprio certi?
Nella psicologia dello sviluppo, la resilienza ha dei contorni chiari e rassicuranti, specie se essere resilienti vuol dire essere disposti ad aprirsi, a confrontarsi… e in questo scambio vi è la possibilità di una salvezza inconsapevole. Per questo ho utilizzato le parole del buon Papa Francesco, nel suo discorso di alcuni mesi fa, che ha lanciato un messaggio forte e chiaro: NESSUNO SI SALVA DA SOLO! Quanta verità c’è in queste parole? Pensiamo di essere forti e incrollabili? Siamo esseri così fragili che da soli siamo come canne al vento, ci agitiamo sempre senza trovare un equilibrio!
La resilienza non è un’arma invincibile, non è un superpotere se la esercitiamo da soli!
