Storie di un viaggio: Praga

L’ho sempre detto: io ho un’anima vagante, curiosa, libera per questo sto bene quando viaggio. Amo osservare i monumenti maestosi che davanti a me urlano storia e io posso solo inchinarmi nel silenzioso rispetto, intanto che osservo e immagino.

Amo osservare e intanto che lo faccio, penso a come un tempo era, cosa simboleggia e scruto nel profondo cercando di incastrare quel dettaglio che può aiutarmi meglio a capire. Del resto un monumento non è mai solo un monumento.

Praga, si finalmente ho visitato anche Praga e prima che col passare del tempo possa rimuovere dalla mia mente qualche dettaglio fondamentale, voglio imprimere qui quelle che sono state le mie emozioni e non solo, dare magari delle dritte a chi invece sogna di andare.

Cosa visitare: non posso dare un consiglio suggerendovi un elenco perché non sarebbe meritevole per questa città. Il quartiere ebraico sicuramente con le sue sinagoghe e il cimitero ebraico è stata una delle attrazioni che più mi ha toccato dentro. Ho visto con i miei occhi i disegni di bambini nei campi di concentramento di Terezin, così reali, così veri che hanno scosso le nostre coscienze. E in un silenzio raccolto abbiamo solo meditato, osservando e ascoltando… È un messaggio mi è arrivato forte e chiaro passeggiando tra le tombe ebraiche: la morte è la casa della vita, quella eterna.

E poi le tante e bellissime misteriose gotiche chiese da quella di Tyn, incantevole dalle guglie nere, a quella di San Nicola fino a Santa Maria della Vittoria. La più maestosa per me rimane comunque la cattedrale di San Vito meglio conosciuta come il Duomo di Praga, che è possibile visitarla all’interno del complesso del Castello.

Per chi è stato dentro al Duomo di Milano troverà sicuramente molte somiglianze ma io ho trovato anche qualcosa di attinente con la Sagrada familia di Barcellona, non so cosa di preciso perché in realtà sono due monumenti differenti… forse i colori, forse il grande rosone centrale, forse la miriade di rimandi altri. Maestrale davvero!

Non puoi andare a Praga senza aver passeggiato sul Ponte Carlo, il misterioso, lungo, incantevole ponte che adorna il fiume Moldava, dando una cartolina panoramica su tutta l’intera città. Percorrendo il ponte si ha la sensazione a volte di essere sul Tevere a Roma, attorniati da quelle sculture da osservare e tante altre da toccare, per scaramanzia forse…

Un ponte che collega due diverse città in una sola. Giunti nel mezzo del Ponte davanti a sé la vista è mozzafiato, ma per un attimo fermarsi e voltarsi a guardare l’altra faccia della città è senz’altro un’emozione unica.

Curiosità: e poi vi sono le curiosità, Praga ne è davvero piena. Per esempio l’orologio astronomico, che allo scoccare dell’ora intrattiene con uno spettacolino delle sculture, oppure la testa di Kafka, che ogni 15 minuti si muove, roteando su se stessa interpretando perfettamente la metamorfosi dell’uomo, nonché la metamorfosi dello stesso scrittore.

O ancora è possibile visitare il vicolo dell’oro, il Golden lane, anch’esso facente parte del complesso del Castello, quartiere senz’altro caratteristico e stravagante. Passeggiare per quei vicoli significa un po’ rivivere nel Medioevo tra maghi, esoterismo e strumenti di tortura e dove è possibile anche sostare di fronte la casa di Kafka.

Altra curiosità è il vicolo più stretto del mondo, un vicolo dove addirittura è possibile scendere o salire uno per volta. E perché non osservare la casa danzante, un monumento architettonico senz’altro particolare che spezza lo stile liberty e sontuoso della città rilasciando un tocco di modernità.

E poi vi è anche il cafè Louvre, storico cafè rinomato anche per aver accolto diversi personaggi artistici e letterari come Kafka o il colorato muro di John Lennon, che se anche non ha nulla a che fare con il famoso cantante, di sicuro è simbolo di ribellione e libertà.

Praga è davvero uno scrigno, più la apri e più ti incanta, più scavi e più trovi gioielli preziosi da osservare e scorgere. E se un viaggio è sempre un’esperienza di arricchimento, per me senz’altro lo è stato il doppio.

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